Birra Lara

Ciao oggi mettiamo nel navigatore via Gennargentu, 14 direzione Tertenia! Dove vi sto portando? A Trovare Gianni e Francesca…

Francesca, moglie di Gianni e mamma di quattro figli, esperta di cucina e di panificazione e con una forte passione e curiosità per tutto ciò che è lievitato, nell’effettuare una ricerca di lieviti autoctoni, si imbatte in una particolare tipologia di lievito usato nella fermentazione della birra. Lo stupore che le suscita questa ricerca apre la strada alla sperimentazione della birrificazione casalinga. Assomiglia alla storia della Coca Cola e del signor  John Stith Pemberton? Solo che invece che essere ad Atlanta siamo a Tertenia. Oggi farò la blogger in maniera tradizionale, quindi: taccuino, spirito d’osservazione e tante domande per Francesca e Gianni. Vi riassumo di seguito la loro storia.

Francesca nel desiderio di fare la birra per il marito si è ritrovata, per caso, a fare la birraia….. Inizia quindi a fare la birra in pentola e successivamente con un’impianto della capacità di 75 lt, progettato e realizzato interamente da Gianni, suo marito. Da una gesto d’amore è nata una nuova professione:  Inizia così la storia e la splendida avventura di Gianni e Francesca come birrai. Il birrificio Lara apre ufficialmente il 19 luglio del 2009, producendo tre birre chiamate le classiche: RUBJA, W16, TZAR. Gianni, si appassiona subito anche lui al lavoro della moglie. Colpito dalle prospettive di nuove e creative opportunità professionali volta pagina lasciando il precedente lavoro cambiando radicalmente mestiere!

Gianni e Francesca

Interviene integrando le ricette ideate da Francesca: ricorre a nuove tipologie di malto e adotta diversi tipi di luppolo, differenti in qualità e in quantità. Ora le birre portano, infatti, una impronta decisa di luppolatura in amaro e in aroma, molto apprezzato soprattutto dal pubblico maschile; le donne hanno infatti una diversa percezione dell’amaro rispetto all’uomo. La specifica personalità creativa di Gianni traspare nelle birre chiamata classiche, mentre Francesca con estrosità tutta femminile si esalta nella produzione di quattro birre di frumento chiamate “le quattro sorelle”, ognuna con caratteristiche, gusti e personalità diverse.

le 4 sorelle

Foto Sennora

Direi che ormai Gianni è  interamente concentrato sulla produzione della birra artigianale, insomma ha trovato la sua strada!

“Ognuno comincia, prima o poi, a trovare la sua «via», cioè la sua personale direzione nello scoprire, nel decidere, nel desiderare. Ma la perde subito, se pensa di averla capita, di averla ben chiara davanti a sé. Una «via», infatti, modifica continuamente chi la percorre. A ogni passo lo sorprende: gli cambia il mondo. Così, paradossalmente, si è davvero su una «via» quando si sta andando verso non si sa dove, fiduciosamente, e tutto intorno ti aiuta ad andare sempre oltre. È ovvio che occorre coraggio. E il coraggio ogni tanto è difficile, ma è molto meglio della rabbia sorda di chi si è fermato o si è perso e non lo sa e litiga per aver ragione, perché ha paura”. (I.S.)

Gianni, ingegnoso e creativo, trasferisce le sue conoscenze e competenze “tecnologiche” agli impianti; totalmente suoi sono ben due impianti per la produzione da birra: il primo è stato l’ impianto pilota da 75 lt utilizzato all’inizio dell’attività.

Questa realizzazione ha prodotto un piccolo capolavoro tecnico, peraltro con un design di grande impatto visivo; il piccolo impianto è formato da tino di ammostamento con intercapedine a bagno d’olio in acciaio coimbentato, scambiatore tubo in tubo, il tutto rivestito in rame. L’impianto da 1000 lt, invece, è stato realizzato in parti separate e poi assemblate.

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Continuando a parlare della produzione Gianni ci racconta che dall’esigenza di dare un tocco di territorialità e personalità nasce la quarta birra bianca chiamata “Del Senatore”. In quanto fatta con l’impiego di materie prime coltivate nei terreni di nostra proprietà, la birra “Del Senatore” è stata infatti un pò una musa ispiratrice, dando inizio alla produzione di tutta una linea con materie prime Sarde. La nostra azienda infatti sta seguendo una filiera agricola corta, che va direttamente dalla produzione alla trasformazione del cereale fino alla produzione della birra stessa. Nel 2010 abbiamo iniziato con la piantagione sperimentale di diverse qualità di luppoli, nordeuropei e americani, scoprendo che sono quelli americani che si adattano meglio al nostro clima mediterraneo. Nel 2011 Il Birrificio Lara diventa agricolo, iscrivendo i propri terreni nel quaderno aziendale e iniziando così la coltivazione dell’orzo distico primaverile e il grano duro Q. S. Cappelli.

Gianni quindi gestite la produzione a 360°? Ormai sì! Abbiamo infatti riscontrato che la Sardegna ha un clima ideale per la coltivazione del cereale, e quindi il nostro interesse si sta focalizzando sulla possibilità di acquisire altri terreni dove coltivare i cereali. Nostro prossimo obiettivo è la Malteria, attraverso cui trasformare l’orzo in malto; fino ad ora, invece, siamo ricorsi a mani esperte per quanto riguarda la maltazione, affidando il nostro cereale ad una famosa   malteria, e ciò in attesa di averne una nostra in azienda che possa trasformare il nostro orzo in malto. In questa fase un ruolo fondamentale sta avendo  l’Università Agraria di Sassari; infatti abbiamo avuto il supporto di questa sulla coltivazione dei cereali, luppolo ed ultimamente ha isolato per noi un ceppo di lievito con caratteristiche eccezionali e uniche, adatto per fermentare le nostre produzioni.

Possiamo affermare che il Birrificio Lara ha avviato un percorso produttivo innovativo e per certi versi unico, e cioè di produrre una birra agricola da filiera Sarda, con tutto l’orgoglio di produttori Sardi appassionati, legati alla propria terra, entusiasti di vivere in un luogo incontaminato come la Sardegna, dove ogni tipo di coltivazione giunta a maturazione conserva tutte le particolarità di un frutto maturato sotto il sole fra mare e montagna, conservando ed esaltando sapori e profumi che restano come dolce ricordo nella memoria olfattiva.

Non ci resta che salutarli e rinnovare l’appuntamento per il #birralguer2016

Travel Blogger

@stefaniasalva13

Alghero e le calette con Sun & Sea

Benvenuti su Elena l’imbarcazione dell’azienda Sun & Sea che ad Alghero gestisce sia il noleggio di gommoni che le escursioni giornaliere nella Riviera del Corallo.

Oggi siamo stati invitati a bordo per passare una giornata insieme ai loro ospiti e raccontarvi per la rubrica #birralguer2016  che tipo di servizio offrono.

Appena arrivati a bordo un caloroso benvenuto di tutto l’equipaggio ci fa capire subito che lo staff è predisposto al benessere e divertimento dell’ospite, molta cortesia e disponibilità come sempre riservata ai più piccoli.

L’armatore Michele non sarà dei nostri, ma posso chiacchierare con Fabiana che gestisce la clientela e il booking per le escursioni. In questo campo gioco in casa, visto che la mia famiglia da generazioni naviga i mari e ha una cultura molto profonda della materia che mi è stata trasmessa da quando ero molto piccola. La storia della marineria è da sempre intrisa di riti scaramantici ancora oggi diffusi. Esorcismi, stregonerie, rituali pagani e religiosi erano e sono il pane quotidiano di capitani e marinai sempre attenti a non sfidare le regole della fortuna e ingraziarsi, con riti propiziatori, la benevolenza degli elementi naturali.

La prima domanda nasce spontanea:- Perché il nome Elena?

Cambiare il nome ad una barca porta male, perché una barca possiede un’anima come le persone, e come le persone viene immediatamente riconosciuta attraverso il suo nome. Al marinaio esperto, il nome di una barca ne richiama immediatamente pregi e difetti, quindi cambiarle il nome equivale a ingannare i marinai, che non hanno più un immediato riscontro del fatto che quella barca ha, magari, rischiato di colare a picco più volte. Quando l’abbiamo  acquistata a Portoferraio aveva questo nome e così abbiamo deciso di continuare. Oltretutto era una barca nata per fare questo lavoro nell’Isola d’Elba e per noi sembrava fosse un segno del destino.

Come organizzate il programma giornaliero per accontentare tutti?

La nostra giornata inizia al mercato dove scegliamo i prodotti freschi per coccolare i clienti con le nostre fantastiche grigliate. Da subito ci siamo voluti distinguere dagli altri con questo servizio e diamo due opzioni: pesce o carne. Nel primo garantiamo un menù con calamari, gamberoni, trancio di spada e un contorno di insalata. Nel secondo variamo dalla salsiccia, alla pancetta, capocollo, braciole e contorno d’insalata. Le bevande sono incluse nel pasto e poi teniamo il bar sempre aperto a servizio dei clienti.

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Ore 10:00 si salpa, prua rivolta a Capo Caccia e via verso la prima tappa…allora ho ancora qualche minuto per saperne di più.

Quali sono le fermate programmate e perché avete scelto proprio queste?

Noi algheresi abbiamo la nostra attrazione che ci distingue in tutto il mondo, il mitico “Gigante addormentato”.

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Qui ci voglio mettere del mio, Capo Caccia deve il suo nome alle battute di caccia al piccione che i notabili dell’800 compivano dalla barca nei periodi di bonaccia attorno al promontorio.   La grande falesia che domina la Baia di Alghero ha avuto il suo grande momento di gloria negli anni ottanta, quando il regista Guy Hamilton, girò il famoso film “Delitto sotto il sole”, tratto dal romanzo giallo di Agatha Christie. Accompagnato dalle più celebri canzoni del compositore statunitense Cole Potter quali: Night and day, ou do something to me, It’s de-lovely, In the still of the night, You’re the top, Begin the beguine, I’ve got you under my skin, Anything goes, I get a kick out of you e I concentrate on you. Per un algherese Capo Caccia rappresenta come il Colosseo per i romani.

Quindi la nostra prima tappa è sempre lì fino alla Foradada, poi invertiamo per entrare nella Baia di Porto Conte dove abbiamo ormai la nostra caletta preferita denominata “Cala Dolce”. Un ottima scelta perché con tutti i venti alla quale può essere esposta la nostra escursione, in questa cala non si rischia mai di rollare e avere vento fastidioso.

Appena ormeggiati il personale di bordo fa due operazioni importanti: la prima inizia a montare le griglie per organizzare l’arrostita di pranzo e secondo lega diversi materassini lungo i lati per formare tanti spazi prendisole. Da quel momento in poi il relax è garantito.

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Purtroppo il tempo passerà veloce tra fare un bagno, pranzare e prendere un po’ di sole, sempre a ritmo di ottima musica di sottofondo. In questa occasione a bordo c’era tutto il team del Birralguer che stava producendo lo spot promo dell’evento ed è stato simulato il Beer Boat ( in occasione del festival delle birre artigianali che si terrà ad Alghero il 28, 29 e 30 di luglio l’imbarcazione Elena farà le uscite con a bordo una vasta scelta di birre).

Vedo che vi siete uniti all’evento Birralguer, siete richiesti anche per eventi quindi?

In realtà è il nostro forte, addio al nubilato e celibato, compleanni ed occasioni particolari sono ideali per noi. Se ci viene garantito almeno un gruppo di 25 persone, siamo in grado di dare la barca in esclusiva, cosicché le persone abbiano la loro festa in tutta serenità. Veniamo scelti anche per educational tour e promozione del territorio. Per esempio la prossima settimana la Cantina Santa Maria La Palma ci ha riservato la barca in esclusiva per l’operazione #underwatercellar. Avremo a bordo l’azienda e diversi giornalisti che vedranno in esclusiva il recupero della cassa, contenente duecento bottiglie di spumante Akenta, derivato da una attenta selezione di uve Vermentino di Sardegna Doc, sapientemente raccolte a mano e spumantizzate in autoclave (metodo Charmat);  tenuto in fondo al mare per mesi. In merito al Birralguer abbiamo aderito all’evento perché si sposa molto con il nostro stile di promozione del territorio e anche in questo caso il sabato, giorno conclusivo dell’evento la barca è stata prenotata in esclusiva da tutti i birrifici per festeggiare la loro presenza nel territorio e il successo dell’edizione.

Complimenti avete creato una bella attrazione dacci un motivo per cui dovremmo scegliervi fra i tanti?

Come detto all’inizio, noi sin da subito abbiamo cercato di distinguerci dalla solita escursione in barca, puntiamo alla qualità del servizio e in stile caraibico cerchiamo di far passare ai nostri ospiti una giornata di mare in puro relax e divertimento. Conosciamo bene il nostro lavoro e ci piace crescere, per questo ogni anno investiamo molto nell’imbarcazione e nella promozione. Vi aspettiamo a bordo e non ve ne pentirete.

Come ci ricorda Fabiana l’unico modo per provare il loro servizio è prenotare, perciò se avete ancora dubbi vi invito a leggere le loro recensioni:

Tripadvisor

Facebook

Vi aspettiamo presto al #birralguer a bordo di #elena.

#travelblogger

Stefania Salvatore

FitzPatrick Carl, un sardo d’adozione.

Un caldo pomeriggio estivo accompagna la mia visita a Bosa, una città molto bella, nella costa occidentale del centro-nord della Sardegna. Andiamo ad intervistare e conoscere un personaggio Carl, il  mastro birraio, del microbirrificio “FitzPatrick Carl” che è cresciuto bevendo birra artigianale, prodotta sulla mitica isola di Wight in Inghilterra e da quando si è trasferito a Bosa con la famiglia, circa dieci anni fa, sentiva la mancanza di quel tipico gusto “ale” della birra della sua giovinezza. Oggi però cambiano stile, a Carl non piacciono le interviste tradizionali, lui vuole trasmetterci la passione che ha nel suo lavoro e raccontarci la sua storia in prima persona.

Ho iniziato l’attività commerciale nel 2014, il birrificio è stato realizzato riconvertendo una casa medievale del centro storico di Bosa. Lo scopo del birrificio è di promuovere attivamente la filiera corta dell’ intero ciclo della birra.

Contemporaneamente sto avviando una fattoria didattica, chiamata “Bosaland”, dove poter presentare i passaggi della produzione, dall’orzo al bicchiere. Oggi coltivo il mio orzo in collaborazione con altri agricoltori sardi e a breve realizzerò anche una piccola produzione di luppolo.

“Sono entusiasta di collaborare con agricoltori e birrai sardi per condividere idee e cercare insieme nuove opportunità”.

Ho realizzato un impianto che produce birre di alta qualità dalla­ non filtrata alla non pastorizzata, vendute in bottiglie da 50 cl con una etichetta distintiva e tappo meccanico con guarnizione colorata.

Il birrificio “Fitzpatrick Carl” propone quattro tipi di birra:

1.BIONDA: Birra in stile Pilsner, beverina e rinfrescante, con note di agrumi, cereali e un finale luppolato asciutto. Vol. 5,5%
Ingredienti: ­ acqua, malto d’orzo, luppolo e miele a basso fermentazione. Condizionamento in bottiglia.Vol. 5,5%

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2.SCURA: Birra nera in stile Imperial Stout, ricca di note tostate di caffè e cioccolato, risulta intensa in bocca, con un bell’equilibrio fra corpo, dolcezza e amaro. Ingredienti: ­ acqua, malto d’orzo, luppolo e orzo tostato a basso fermentazione. Condizionamento in bottiglia.Vol. 5,5%

3.LOC’ALE: Birra ambrata in stile Ale, ricca e morbida, con note di frutta fresca e agrumi e un lunghissimo finale amaro.
Ingredienti: ­ acqua, malto d’orzo, luppolo, carrube e fichi a basso fermentazione. Condizionamento in bottiglia.Vol. 5,5%

4.WIT BIER: Birra bianca in stile Wit Belga, fresca e ricca di aromi di cereali, con note di banana e sentori agrumati di limone.
Ingredienti:­ acqua, malto d’orzo, grano duro, luppolo, coriandolo e scorza d’arancia a basso fermentazione. Condizionamento in bottiglia.Vol. 4,5%

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Allora Carl non ci resta che brindare nella tua lingua: CHEERS!!!!!

Ci vediamo al #birralguer2016 e ad #ismaistus2016

#travelblogger

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Stefania Salvatore

 

Sito ufficiale

T HOTEL – T CONSIGLIO – T EXPERIENCE

Non è la prima volta che vengo al T Hotel per lavoro, ma questa volta ho scelto, visti i chilometri e la stanchezza di prendere la camera per partecipare al #WMT2016.

Arrivo intorno alle 8:30 e provo ad avvicinarmi al bancone per capire se era rimasta una camera singola, visto la portata dell’evento, il concerto dei Modà che sono proprio in questo albergo e il fatto che si tratti di un fine settimana. Mi rendo conto si da subito della disponibilità e cordialità del personale che cerca di trovare la migliore soluzione per le mie esigenze e con classe mi offre un upgrade che non posso rifiutare. Mentre prendo le chiavi e finisco le operazioni burocratiche di check in mi viene detto di fare colazione comunque e di ritenermi loro ospite.

Viaggiando spesso da sola vi dico che questo atteggiamento è quello che mi aiuta sempre a ritornare in un luogo e a preferirlo ad altri. Piccole attenzioni che fanno la differenza e ti aiutano a gestire meglio il disagio di stare giorni fuori e lontano dai tuoi affetti e dalle tue abitudini.

Onestamente avendo lavorato nel settore sono convinta che là dove ci sia un management che investe nella formazione del personale e dove ci sia un Direttore capace di creare una squadra professionale, la vittoria con il cliente sia scontata. Il T Hotel ha tutto questo.

Prendo possesso della camera e mi preparo per andare in sala per assistere al Web Marketing Training, il primo evento in Sardegna totalmente focalizzato sul trasmettere logiche e strumenti del Web Marketing Strategico, subito spendibili per il proprio business online. I valori sui quali si fonda sono innovazione, creatività e passione.

Questo è quello che ci promettono andiamo a vedere se realmente è cosi…

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Iscrizione fatta! Materiale preso! Selfie ok! Nuovi amici ok!

Piccola presentazione iniziale e poi via subito con i relatori:

  1. Claudio Gagliardini

Come sfruttare il web per comunicare con efficacia nei mercati nazionali ed internazionali oggi che questi sono considerati in tutto e per tutto “conversazioni”.

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2. Sante J. Achille

Come sfruttare la semantica e la link building per portare traffico organico al tuo sito web in maniera costante e totalmente gratuita.

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3. Luca Orlandini

Come conquistare il tuo mercato presentando un’offerta invincibile a chi sta dall’altra parte dello schermo.

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4. Michael Vittori 

Come spendere meno ottenendo più risultati. I punti chiave per avere successo e sfruttare a tuo favore il sistema di Inserzioni offerto dal Social Network più grande al mondo.

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5. Gianpaolo Lorusso 

Tecniche e strumenti per scovare cosa funziona sul tuo sito web ottimizzandone scientificamente rendimento e conversioni.

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6. Leonardo Bellini

Come ottimizzare il proprio profilo LinkedIn e creare un network incrementando la propria reputazione grazie ad attività di content creation & curation.

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7. Francesco Margherita

Come portare la ricerca di parole chiave allo step successivo, ragionando sulle intenzioni di ricerca.

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8. Andrea Saletti 

Neuromarketing e scienze cognitive per imparare come comunicare in una frase tangibile ed efficace l’elemento che ti contraddistingue

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9. Roberto Serra

Come ottenere il massimo del traffico da ogni pagina presente sul tuo sito web concentrandoti a scrivere e produrre esclusivamente pagine utili.

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10. Robin Good

Come monetizzare organizzando le informazioni. 10+ esempi reali di progetti online che portano guadagni concreti creati senza grandi risorse e senza finanziamenti.

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Una carrellata utile per chi come me fa questo lavoro e ha bisogno di seguire dei punti di riferimento che hanno creduto nelle opportunità che il web crea e hanno messo in piedi importanti realtà.

Non ho potuto mettere le varie pause perché ahimè le ho trascorse in camere a fare telefonate e rispondere ai clienti, però mi sono fermata al caffè dopo pranzo e all’aperitivo finale. In entrambe le occasioni ho fatto amicizie con persone speciali, come per esempio Erica e Federica, due fantastiche ragazze che mi hanno subito chiesto:- Ciao abbiamo visto che stamane hai postato una foto in camera, ci teniamo a sapere cosa ne pensi del servizio e come ti sei trovata? Ho iniziato a dire la mia sul T Hotel e ho dato loro qualche consiglio, soprattutto per il mio settore e chiaramente le ho promesso che avrei scritto nel mio blog della mia giornata.

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Loro hanno ricambiato in maniera carina e speciale il mio lavoro!

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Che siate a Cagliari per lavoro o per piacere sono convita che una giornata al T Hotel possa aiutarvi per staccare dallo stress e dalla frenesia del centro. La location intorno gode di un fantastico parco dove poter passeggiare o leggere un libro in completo relax. All’interno lo staff saprà coccolarvi e soddisfare qualsiasi richiesta avrete.

Ps: Un grazie doveroso ad Erica e Federica che stanno facendo il loro lavoro con professionalità e dedizione, ma super grazie a Fabiana del ricevimento che ha avuto la pazienza di sistemare il mio pc ed organizzarmi il saluto doveroso che ogni cliente dovrebbe riservare a questa struttura…beh se non avete capito io sto andando alla Spa a coccolarmi un po’.

Stefania Salavtore

@stefaniasalva13

#traveleblogger

Birrificio Montevecchio 4 Mori

Cari amici questa volta siamo in un posto molto speciale…proprio in questa fantastica cornice di Montevecchio, mio marito mi fece la sua dichiarazione d’amore e mi chiese di sposarlo. Tornare da queste parti per me ha un sapore sempre magico.

Oggi siamo in compagnia di Matthias Muller, il Mastro Birraio del birrificio  Montevecchio 4 Mori, e gli chiediamo…

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Come è nata la vostra azienda?

Il progetto per la realizzazione del birrificio  Montevecchio 4 Mori nasce nel 2005 dall’idea di due amici che hanno pensato di unire la passione per il modo delle birre artigianali con le proprie competenze nel settore della creazione di impresa. I primi anni sono stati dedicati allo studio, ai viaggi per l’europa finalizzati alla conoscenza delle diverse realtà produttive. 

Nel 2013 dopo l’ingresso di altri due soci, tra cui il mi0, e l’aggiudicazione di un bando del Comune di Guspini inerente l’assegnazione della sede dello stabilimento,  il progetto si concretizza con l’avvio delle prime produzioni.

 

Che bella questa location…per me poi, ha un ricordo particolare, raccontami:

Il Birrificio sorge in un antico locale delle miniere di Montevecchio di Guspini dei primi anni del 900 originariamente adibito a centrale elettrica: si è attuato un intervento di riconversione industriale mediante il recupero di una vecchia area ormai dismessa che ha dato al Birrificio una forte identità e connotazione storica del territorio. Abbiamo pensato di creare un progetto   che ci legasse fortemente al   territorio con il coinvolgimento di  diversi attori quali le  Istituzioni,  l’Università, gli Istituti Scolastici con gli  studenti, giovani artisti, poeti e scrittori sardi.   Le nostre  birre raccontano di un territorio con un grande passato e lo proiettano nel futuro; Crediamo che si possa fare impresa non pensando solo all’aspetto economico ma anche a quello socio-culturale e ambientale. Puntiamo alla realizzazione di birre di elevata qualità in un ottica di valorizzazione e salvaguardia del territorio. In passato il territorio è stato “sfruttato”, ora  è nostro compito ridargli valore.

La mia presenza nella compagine societaria ha consentito di curare la  progettazione degli impianti e la definizione dei processi produttivi con l’individuazione degli stili produttivi;

Il progetto prevede l’abattimento delle emissioni di Co2 e la riduzione dell’impatto ambientale nell’arco dei prosimi 5 anni mediante l’impiego di energie alternative. La mission è creare un modello di produzione che preveda l’utilizzo efficiente delle risorse, in sintonia con la qualità del prodotto.

Wow! Questo è fantastico complimenti, se dovessimo chiedervi quali sono i vostri punti di forza?

I punti di forza sono i seguenti:

– identità territoriale;

– rispetto dell’ambiente;

– location;

– competenza tecnica sia sugli impianti che sulla produzione;

Beh non fa una piega, allora la domanda nasce spontanea: Perché scegliere voi? Cosa vi distingue dagli altri? 

Il Birrificio, in questa prima fase, ha scelto di produrre birre a bassa  fermentazione seguendo l’antico Editto della purezza tedesca del 1516. Attualmente il Birrificio4Mori è uno dei pochi  in Sardegna a produrre birra a bassa fermentazione secondo le tecniche della infusione e della decozione.  La maggior parte degli  atri birrifici isolani si sono specializzati sull’alta fermentazione. Nel contempo il birrificio produce anche una birra ad alta fermentazione La Pozzo 20. Si tratta di una nuova Birra Stile Red Ale. I punti di forza dei nostri prodotti sono dati dalla qualità, dalla stabilità e dalla capacità di produrre birre di entrambi gli stili bassa e alta fermentazione.

Bene ora ci hai fatto venire voglia di una birra! Parlaci delle tipologie

frumento

Pozzo 16

È una birra cruda a bassa fermentazione, stile lager, con una delicata luppolatura e gradevole frizzantezza.

Stile: Lager – Gradazione alcolica: 4,7% vol.  – Fermentazione: bassa .

Abbinamenti consigliati: ideale come aperitivo o dopo il lavoro e a tutto pasto, con carni bianche, pizza, pesce, formaggi freschi, sushi e frutti di mare crudi.

Pozzo 9

È una birra  cruda a bassa fermentazione, con una schiuma cremosa e persistente, stile  lager, dove prevalgono i sapori

del malto, il gusto rotondo e note di caramello.

Stile: Lager ambrata – Gradazione alcolica: 5,5% vol. – Fermentazione: bassa .

Abbinamenti consigliati: ideale a tutto pasto, carni rosse, pizze e formaggi stagionati.

Pozzo 5

È una birra cruda a bassa fermentazione dal colore scuro con una schiuma compatta e persistente, stile Dunkler Bock. Il profumo e l’aroma sono maltati. Il corpo rotondo regala un piacevole retrogusto di frumento affumicato con legno di quercia

Stile: Dunkler Bock – Gradazione alcolica: 6,3% vol.  – Fermentazione: bassa.

Abbinamenti consigliati: salumi, formaggi molto stagionati, arrosti, dolci a base di cioccolato.

Bene allora…Salute!!!! e ci vediamo ad #ismaistus2016

Stefania Salvatore

#travelblogger

La Notte Magica 

La notte del solstizio d’estate ha da sempre un suo fascino particolare. E’ la notte in cui sole e luna si uniscono, quella in cui riti antichi riprendono respiro, la notte della purificazione che saluta l’estate con il suo carico di mistero e di aspettative. E’ la notte dei Fuochi di San Giovanni, dove si inaugura il lungo calendario delle feste d’estate.
In questa festa, leggenda vuole che il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): ecco un fiorire di riti che contrappongono fiamme e rugiada, che accompagnano la vita spirituale e simbolica del Santo al quale il giorno è dedicato. I falò accesi nei Lido di S. Giovanni erano considerati propiziatori e purificatori e l’usanza di accenderli è comune in moltissime regioni europee e persino nell’africa del nord. I contadini andavano sul limitare delle colline e accendevano grandi falò in onore del sole, spesso con le fiamme venivano incendiate delle ruote di fascine, che venivano fatte precipitare lungo i pendii, accompagnate da grida e canti.Dentro le fiamme finivano cose vecchie, o marce, perchè il fumo che ne scaturiva tenesse lontani spiriti maligni e le streghe che durante questa notte secondo antichissime credenze si riuniscono e per le campagne vanno a caccia di erbe. Spesso il fumo veniva fatto attraversare dal bestiame tra il fumo perché potesse essere fertile per chi lo possedeva.

La figura di San Giovanni Battista ha assorbito in sè molti dei significati degli antichi culti dell’acqua e del sole. Il suo significato religioso è collegato alla rinascita attraverso l’acqua, ed in molti luoghi la festività si celebra con abluzioni e immersioni.

La notte compresa tra il 23 ed il 24 è anche la “la notte delle streghe”: le streghe sono tutte in circolazione per partecipare al loro congresso annuale. In Sardegna ci sono decine di modi diversi per difendersi da loro, come per esempio ritirare i panni stesi dei bambini prima che faccia buio o sistemare dietro la porta di casa una pannocchia di granturco. La notte di San Giovanni è anche notte di prodigi. Ad Alghero  la manifestazione ha inizio con un rischiamo alle ore 19:00 di tutta la popolazione a spostarsi dal centro verso il Lido San Giovanni, dove chi si è iscritto, potrà saltare col compare o la comare per siglare l’eterna amicizia.

    
    
  

Mi raccomando… Rigorosamente vestiti di bianco.

Vi aspettiamo numerosi ad Alghero per questa fantastica rievocazione, ma prima di andare via non dimenticate di fare la foto con la statua dell’amicizia.

  
Stefania Salvatore

#travelblogger

10 Caribbean Foods You Need To Try

Caribbean cuisine has plenty of influences to thank for their amazing culinary creations, including cuisines such as African, East Indian and European. In spite of all these influences though the Caribbean has brought its own gastronomy to the table and produces dishes that are both simple and satisfying. They cook with the seasons and with the freshest of ingredients, delighting visitors from all over the world. There are hundreds of dishes to try when visiting the Caribbean but here are 10 of our favorite foods from this part of the world.

10. Conch Fritters
Considered a delicacy around the world, there is no better place to try Conch Fritters than the Caribbean, especially in the Bahamas. These fritters are small ball so conch snail meat that have been friend in batter with a number of seasonings. Conch is readily available in the Caribbean which makes this the freshest place to taste this delicious local treat. Many chefs put their own spin on this dish and often use ingredients such as onion, peppers and celery along with a variety of spices. Make sure to try this dish at numerous restaurants including the Poop Deck in Easy Bay, Nassau and Head Over to Conch Fritters.

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9. Jerk Chicken

It one of the spiciest and well-known and well-loved dishes that originates from Jamaica. The jerk part of the dish is actually a special mixture of spices and can include soy sauce, brown sugar, whole cloves, bonnet peppers, jalapenos and more. The jerk is laced onto the chicken which is than grilled. The grilling process is of most importance when it comes to perfecting this dish and true jerk chicken is actually cooked over coals as well as fresh green wood, most traditionally the wood from the pimento tree. This tree also happens to produce allspice berries which is another component of the jerk marinade. Other meat can also be cooked in the same process and the jerk spice will work its magic by soaking the meat in its flavours.

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8. Aloo Pie

You will find this variant of the samosa on the twin islands of Trinidad and Tobago. This soft friend pastry is made from flour and water and filled with boiled and spiced mashed potatoes. Other vegetables inside accompany the potatoes such as green peas or split chickpeas without their seedcoat. A little larger than a typical samosa it looks more like a calzone and is ordered with a sweet and sour type dipping sauce known as imli ki chutney.

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7. Callaloo

This Caribbean dish actually originated in West Africa and was brought to the Caribbean by slaves. This green soup is typically made with amaranth leaves; taro leaves or water spinach. In the Caribbean this dish is often served as a side dish and calls for such ingredients as coconut milk and okra. Callaloo tends to be different from island to island, for example in Jamaica they only use the callaloo leaf, salt, onions and scallions simply steaming the vegetables while in Trinidad they use the okra and coconut milk. Wherever you decide to try it, it is definitely a must and although the dark green soup may not look appetizing at first, it is absolutely delicious.

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6. Coconut Shrimp

This easy to make and even easier to eat dish tastes that much better in the Caribbean due to the freshness of the ingredients. Soft shrimp is dipped in eggs and coated with shredded coconut, making the sweetness of the shrimp and the crispiness of the coconut come together in one delectable treat. If you are a health conscious individual, you can opt to have this delicious snack baked instead of fried. Try these shrimps out in multiples islands, each offering its own unique twist of spices and coatings.

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5. Ackee and Saltfish

Ackee happens to be the national fruit of Jamaica and thus its fitting that Ackee and Saltfish is the national dish. Parts of the Ackee fruit are actually toxic and therefore much caution must be had when preparing this dish. Salt cod is soaked overnight before sautéing it with boiled ackee, onions, Scotch Bonnet peppers, tomatoes and spices. It is often garnished with bacon and tomatoes and can be served as breakfast or dinner. It can be served alongside breadfruit, dumplings, fried plantain or eaten with rice and peas.

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4. Keshi Yena

Laying at the extreme south of the Caribbean is the island of Curacao and it happens to offer one heck of a local main course dish. Keshi Yena is essentially one giant stuffed cheese ball and although it is prepared differently all over the island, the end result is the same, absolute deliciousness. Essentially a round bowl is lined with Gouda or Edam cheese slices, topped with meaty filling (mostly chicken) and than covered with more slices of cheese. Sometimes the cheese ball is smothered in a Creole sauce with plenty of tomatoes and peppers. Other ingredients are olives, prunes or raisons.

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3. Jamaican Patty

Although it is most notably found in Jamaica, the Jamaican patty is also commonly found in Nicaragua and Costa Rica. This pastry is stuffed full of various fillings and spices, baked inside its flaky shell that is often tinted yellow with an egg yolk mixture or turmeric. The filling is typically seasoned ground beef but sometimes can be chicken, pork or lamb. In Jamaica the patty is often eaten as a full meal when accompanied by coco bread. This beef patty came to be shortly after the Cornish pastry was introduced in the Caribbean and using the cumin and curry spices along with the Scotch Bonnet, a hot pepper indigenous to Jamaica allowed them to make it their own.

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2. Flying Fish

One of the most popular foods in Barbados is flying fish and one can expect to have one land on their plate at some point on this island, which is a good thing considering how delicious they are. Flying fish and cou-cou is actually the islands national dish, featuring the fish steamed and served with cornmeal cooked with okra and water. Many visitors choose to have fish cutters, battered, crispy and fried flying fish that is served on salt bread, normally accompanied by lettuce, tomato, ketchup and mustard. However, which way you choose to eat this meal, you certainly won’t regret it.

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1. Boca Chica Style Fried Fish

The Dominican Republic boasts plenty of colorful and lively dishes but the most loved may just be Boca Chica Fried Fish. One of the most flavorful dishes in the Dominican, this fried fish- normally red snapper- is marinated in a mix of garlic, onions, bell peppers and paprika. Coated with flour and fried twice, the fish vendors in this part of the Island tell visitors it’s the love that goes into the recipe that makes it so good. Often served alongside a heap of friend green plantains, this dish is big on flavor.

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Stefania Salvatore

#travelblogger

Santo Domingo: Punta Cana

Come dimenticare una data simile 08 marzo 2008 si parte a Santo Domingo per la festa della donna con la mia compagna di banco dell’asilo.

Avevo sempre sentito di questa isola caraibica sin da bambina, anche perché tutti i cugini di mia mamma erano partiti negli anni sessanta dalla Sardegna per trovare fortuna in America e il più veterano di loro aveva aperto un resort proprio a Punta Cana,

Partendo dalla Sardegna in realtà è molto difficile riuscire a trovare un luogo nel mondo che sappia conciliare: acque cristalline, calore nell’ospitalità, ottimo cibo e tanto divertimento. Però la ragazza dell’agenzia è riuscita a convincermi, saranno le mie fantastiche vacanze al mare da non dimenticare.

La mia compagna di viaggio un’amica d’hoc… dividevamo il banco di scuola da piccole e giocavamo tanto insieme, per un caso fortuito la incontro per strada mentre sto definendo la pratica di viaggio e tra un caffè e l’altro le chiedo vuoi venire? Magari mi risponde…così ci salutiamo e certa della mie scelte sono pronta a partire anche da sola ( tutti i miei viaggi più belli li ho fatti da sola).

Ma questa storia non finirà cosi…e già squilla il telefono e invece di un ciao si sente:-faccio ancora in tempo a venire in vacanza con te? Ma certo risposi io, e da quel momento avevo la mia nuova compagna di avventure.

Si parte la meta è decisa, tanto divertimento l’unico obiettivo. Credetemi non ci è voluto molto all’arrivo a capire che sarebbe stato così. Check in immediato al Barcelò Hotel di Punta Cana e la consegna del mitico bracciale ALL INCLUSIVE!

Avevamo capito che nulla ci avrebbe fermate! Già in aereo avevamo fatto amicizia con alcuni italiani che erano con noi in hotel e fare comitiva non fu difficile.

La nostra giornata tipo era questa:

7:30 Sveglia e tuffo in spiaggia ( fronte stanza)

8:30 Colazione

10:00 Giochi in spiaggia ( beach volley, calcio, surf, snorkelling)

12:00 Pinacolada

13:00 Pranzo in uno dei ristoranti

14:00 Spiaggia

19:00 In camera, relax, doccia e piccolo riposino

21:00 Cena

23:00 Disco e lounge bar

4:00 Tuffo in piscina e nanna

PER 6 GIORNI SU 8 È STATO COSI!

Tranne che il giorno che abbiamo visitato Santo Domingo (Casa di Cristoforo Colombo e Hard Rock Cafè) e il giorno che siamo andate a Saona in catamarano.

Quella routine era fantastica…andare a dormire all’alba e svegliarsi dopo poche ora per andare in spiaggia… appuntamento internazionale per sfida di volley e tante risate. Bella gente locale che ti trasmetteva calore e ospitalità. Posso dire ad oggi che nonostante io abbia girato il mondo questa per me è la tappa più affascinate e che ricordo con nostalgia.

Avete presente la mitica pubblicità della Costa Crociere dove la signora faceva il bagno nella vasca e chiudendo gli occhi credeva di essere ancora in vacanza…ecco a me succede spesso così.

Vi lascio con una carrellata di foto fantastiche e con l’augurio che possiate andarci presto!

Ricordate se non sapete dove dormire…Barcelò Hotel

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Stefania Salvatore

#travelblogger

Sunday Last minute 

Onore al mio romantico marito che oggi ha voluto organizzare un fantastico tour che vi consiglio vivamente.

Mentre io e Richy pensavano a preparare i panini e tutto l’occorrente per viaggiare, lui stava organizzando uno spettacolare apertivo vista mare!

Proprio così vino bianco ghiacciato, bicchieri di vetro e tavolino multi uso per brindare alla chiusura di un week end spettacolare.

Prima tappa di questo tour domenicale, l’insenatura di Porto Ferro… 
 Dove decidiamo di pranzare e fare un giro fra i percorsi.

Oggi non molto agitato ma con i soliti cavalloni per far divertire gli appassionati di windsurf.

Consiglio vivamente questa spiaggia sia agli appassionati che a coloro vengano a visitare il nostro territorio e vogliano ripartire con qualcosa di diverso dalle solite spiagge.

Il tempo di rimettere tutto in ordine ed ecco che ci muoviamo per la prossima Tappa: Monte d’Accodi, la Zigurat più antica della Sardegna. Fate attenzione bene agli orari perché la domenica chiude alle 2:00.

 

 

Per un pelo troviamo aperto e facciamo un giro veloce…

struttura superstite non raggiunge i 6 metri di altezza, ma si ipotizza un’altezza originaria totale di circa 8 metri.

Gli scavi condotti dagli anni ’50 sino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso hanno consentito di individuare che sopra il terrapieno si trovava un altare, verosimilmente a cielo aperto.

Questa struttura inglobava un precedente altare, collocato all’interno di un ambiente con il pavimento e le pareti colorate con ocra rossa (il cosiddetto “tempio rosso”); di questo rimangono conservati e parzialmente visibili solo il pavimento e un alzato attorno ai 70 centimetri.

La ricostruzione ideale del monumento è ancora discussa. Alcuni studiosi ritengono che si tratti di un altare piramidale a più terrazze, mentre altri pensano a una terrazza unica.

La ricostruzione schematica suggerita nella presentazione del monumento sul posto, mediante un suggerimento schematico con travature metalliche, segue la prima interpretazione.

È sicuro comunque che l’altare ha conosciuto due fasi principali: la prima è quella del cosiddetto tempio rosso, databile attorno al 3000 a.C., che fu poi inglobata nella struttura successiva che rialzò anche il piano di calpestio.

Guardando bene l’orologio ci rendiamo conto che siamo ancora in tempo per vedere la finale del rally ad Alghero.


Un break veloce e poi in giro per gli stand per salutare questa importante manifestazione.



  

Tutto pronto per la serata di gala finale, m a noi abbiamo il nostro aperitivo speciale al tramonto e quindi dobbiamo andare.

Ora basta parole lasciamo che questa immagine parli per noi…


Stefania Salvatore

#travelblogger

Zurigo: Christmas time

Zurich is a lovely city that is imbued with the spirit of Switzerland. The historic Old Town offers distinctive architectural styles and beautiful old religious structures. There are pubs and bars for a drink in between sightseeing expeditions, and also excellent restaurants where you can have some hearty Swiss cuisine.

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At night, the streets become centers of entertainment that showcase the city’s famous street artists and performers. In the famous Bahnhofstrasse of Zurich, you will find everything your heart desires — from delicious pastry shops to expensive designer stores and luxury watch shops. At any time of the year, this street is busy, but especially so in winter when the Christmas decorations and lights are hanging and the festive atmosphere of the holiday season prevails everywhere.

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We have shown the Christmas season in our blog, but the ideal time to engage in a tour of Zürich is between the months of June and August. This is when the normal temperature range shoots up to the mid 70s, making a dip in the lake conceivable. Nonetheless, summer’s warmer weather likewise makes it the most expensive season to visit. Yet even in the winter off-season, lodging rates still stay high in light of the adjacent skiing in the Swiss Alps. If you plan to visit in the spring or fall season, you may have the opportunity to discover affordable room rates, but will need to be prepared for the cold climate.

SWITZERLAND.GET NATURAL.

 

Stefania Salvatore

#travelblogger